Le accuse

28 settembre 1792:
Manifesto di Brunswick


DICHIARAZIONE DEL DUCA DI BRUNSWICK

Lunedì primo ottobre 1792, il deputato Brissot legge la dichiarazione del generalissimo delle armate austro- prussiane. Si tratta di Charles Guillame Ferdinand, duca di Brunswick (nato a Wolfenbuttel nel 1735- morto ad Ottensen nel 1806). Egli era il firmatario del famoso manifesto del 25 luglio 1792, che minacciava di consegnare Parigi ad “un’esecuzione militare ed una sovversione totale”, colui che lega il suo nome ad una così triste fama (poiché non ne fu l’autore). Con questa nuova dichiarazione, il duca chiede, né più né meno, il ripristino della regalità francese, e dunque quella di Luigi XVI sul trono di Francia.
(...)

(Dichiarazione del duca di Brunswick)

“Quando le Loro Maestà l’imperatore e il re di Prussica, mi affidarono il comando delle armate che i due sovrani alleati hanno fatto marciare in Francia, fecero di me l’organo delle loro intenzioni presentate nelle due dichiarazioni del 25 e 27 luglio 1792, le Loro Maestà erano ben lontane dal supporre la possibilità di scene d’orrore che hanno preceduto e animato l’imprigionamento delle Loro Maestà il re e la regina di Francia e la famiglia reale...”.

(Si sente qualche brusio)

Brissot : “In tutta risposta a questo manifesto, il generale Demouriez lo ha fatto stampare e distribuire alla sua armata, e ne ha avuto il buon effetto di aumentare il coraggio e l’indignazione dei soldati. Continuo dunque la lettura”.

“... simili oltraggi, di cui la storia delle nazioni più civilizzate non offre quasi nessun esempio, tuttavia non sono che l’audacia di qualche fazioso, riuscito a rendere il popolo di Parigi il cieco strumento della loro volontà, dovuti alla sua colpevole ambizione.

La soppressione del re e di tutte le funzioni che a lui erano state riservate da quella stessa costituzione che per così tanto tempo si è esaltata come la voce dell’intera nazione, è stato l’ultimo crimine dell’Assemblea nazionale, che ha attirato sulla Francia le due terribili flagelli della guerra e dell’anarchia...” (Si mormora di nuovo)

Brissot : “Chiedo almeno il silenzio della pietà”.

(Prosegue la lettura)

“...Non resta che una cosa da fare per perpetuarle, e lo spirito delle vertigini, funesto preludio del crollo degli imperi, precipitati su chi si fregia del titolo di inviato della nazione per assicurare i suoi diritti e la sua felicità su delle basi più solide.

Il primo decreto che le loro assemblee hanno portato è stata l’abolizione della regalità in Francia, e l’acclamazione non motivata di un piccolo numero di individui, di cui molti sono stranieri, si è arrogato il diritto di gettare l’opinione di quattordici generazioni che hanno riempito i quattordici secoli d’esistenza della monarchia francese.

Questo procedimento, di cui i soli nemici della Francia dovettero rallegrarsi, se supposero che avesse un effetto duraturo, è direttamente opposto alla ferma risoluzione che le Loro Maestà l’imperatore e il re di Prussia hanno preso, e dunque i due sovrani alleati non rinunceranno mai, a rendere a Sua Maestà Cristianissima la sua libertà, la sua sicurezza e la sua dignità regale, oppure di emettere una giusta ed eclatante vendetta per chi oserà attentare ancora.

Per questi motivi, il firmatario dichiara alla nazione francese, in generale, e a qualche individuo in particolare, che le Loro Maestà l’imperatore e il re di Prussia, invariabilmente legati al principio di non potersi intromettere nel governo interno della Francia...”

(si ride)

“...persistono ugualmente ad esigere, da coloro che osano tenerli imprigionati, che Sua Maestà Cristianissima, anzi che tutta la famiglia reale, sia immediatamente rimessa in libertà. Le Loro Maestà insistono affinché la dignità regale in Francia sia ristabilita senza dilazione nelle persone di Luigi XVI e dei suoi successori...”

(Le risate ricominciano più forti)

“...e che si provveda affinché questa dignità si trovi d’ora in avanti al riparo dai soprusi ai quali è stata esposta. Se la nazione francese non ha del tutto perso di vista i suoi veri interessi, e se, libera nelle proprie risoluzioni, desidera far cessare immediatamente le calamità di una guerra che espone la nazione a tutti i mali che marciano al seguito degli eserciti, dovrà dichiarare la sua opinione in favore delle domande perentorie che le porgo in nome delle Loro Maestà l’imperatore e il re di Prussia, e che, in caso di rifiuto, attireranno inevitabilmente su questo regno, da poco fiorente, dei nuovi e più terribili mali.

La posizione che la nazione francese prenderà in seguito a questa dichiarazione, o amplierà e perpetuerà i funesti effetti di una guerra infelice nel togliere, con la soppressione della regalità, il mezzo per ristabilire e d’intrattenere gli antichi rapporti tra la Francia e i sovrani d’Europa, o potrà offrir voce a trattati per ristabilire la pace, l’ordine e la tranquillità, che coloro che si fregiano del titolo di depositari della volontà della nazione sono i più interessati a rendere così ciò che è necessario a questo regno.
Charles-Ferdinand, Duca di Brunswick-Luneborg,

Al quartier generale di Hans, il 28 settembre 1792”.
(...)

Fonte: “Journal officiel de la Convention Nationale - La Convention Nationale (1792-1793), Procès-verbaux officiels des séances depuis le 21 septembre 1792, Constitution de la grande assemblée révolutionnaire, jusqu'au 21 janvier 1793, exécution du roi Louis XVI, seule édition authentique et inaltérée contenant les portraits des principaux conventionnels et des autres personnages connus de cette sublime époque", auteur non mentionné, Librairie B. Simon & Cie, Paris, sans date, page 58.




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