In sintesi
La Rivoluzione Francese non è stata solo ed essenzialmente un tentativo di democratizzazione della vita politica francese (abbattimento dell'assolutismo e partecipazione popolare alla gestione del potere), e nemmeno un avvicendamento, brusco, di alcune classi sociali (la borghesia) ad altre (la nobiltà e il clero).
La Rivoluzione Francese è stata, nella sua componente egemonica, un primo, grandioso ed organico tentativo di sostituire il Cristianesimo come riferimento culturale della vita pubblica, con una nuova visione totalizzante della realtà, che poneva al centro una soggettività umana concepita in termini di antropocentrismo e di razionalismo.

Non si capirebbe altrimenti perché la Rivoluzione si sia occupata tanto di fornire una nuova concezione della realtà, di tipo totalizzante, attivando al contempo la prima grande ondata persecutoria anticristiana dai tempi di Diocleziano.

Tratto dal sito: www.culturanuova.net
Al quale vi rimandiamo per eventuali approfondimenti.



Per dirla come Cesare Giardini:
“Leggiamo nella “Vita delle Api” di Maeterlinck che se una lumaca o un topolino entra in un alveare viene ucciso, le api, quando non possono né espellerne né fari a pezzi il corpo estraneo “lo chiudono metodicamente ed ermeticamente in un vero sepolcro di cera”.

Non diversamente operarono gli uomini che in Francia, tra il 1789 e il 1791, si riunirono sotto il nome di Assemblea Costituente per dare una Costituzione al paese: nell’alverae delle loro formole non c’era posto per il re, ma essi non osarono espellerlo.
Lo avvolsero in un sudario di idee generali e continuarono ad elevare la loro effimera costruzione, che aveva pretese di eternità.

Più tardi, quando gli eventi si trasformano in un disegno di “SCristianizzazione” della Francia, dovettero ucciderlo e per ucciderlo dovettero inventare delle prove false e fare un processo falso, che ebbe il suo culmine nella falsificazione dei voti.

Per raccogliere il materiale di discussione e fare luce su questo processo, invito tutti quanti hanno volontà di partecipare, a scrivermi, anche se sono di parere opposto.

Lorenzo Crivellin




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