I capelli di Maria Antonietta


Buongiorno a tutti.
Affermavano che Maria Antonietta aveva i capelli rossi, Madame du Barry la chiamava "La petite rouge", è vero… guardate queste foto. 1-2-3-4-5-6-7

Vi assicuro che è un'emozione indescrivibile toccare questi capelli, lucenti, sembrano appena tagliati, ma hanno più di 200 anni.

Un "brocanteur", (rottamaio) vicino a Lione in Francia, era stato incaricato di svuotare un appartamento, si trattava dell'appartamento di un certo Louis Champion, famoso storico del secolo scorso.
Champion era direttore di una vecchia rivista monarchica: " La légitimité", che si occupava prevalentemente di dimostrare la sopravvivenza di Luigi XVII, figlio di Maria Antonietta.

Immaginate quali documenti, e quanti tesori accumulati negli anni, poteva contenere quella casa. L'imbecille prese un enorme scatolone di documenti ed andò a svuotarlo nell'immondizia, ma miracolosamente due buste uscirono fuori dallo scatolone e gli scivolarono sui piedi.

Una conteneva i Capelli della regina , e l'altra i Capelli del presunto figlio sopravvisuto, il famoso "Naundorff". Sebbene ignorante come una cozza , il nome sulla busta “ Marie Antoinette” (e chi non la conosce?), gli suggerì che si trattava di oggetti importanti, il poveruomo cerc ò inutilmente di recuperare i documenti dal container dell’immondizia, ma non ci fu niente da fare: la coclea aveva trascinato via tutto, un tesoro perduto per sempre.

Non so per quale ragione; feeling? O forse come premio per averla difesa recentemente sul giornale " La Stampa" di Torino, da un ennesimo articolo diffamatorio degno dei pamphlets dell'epoca? Mi aveva risposto Lucia Annunziata, cercando di giustificare in qualche modo la gaffe del giornale, ma il giornale non ha poi publicato la mia replica.

Sta di fatto che ho avuto la fortuna di trovare questi capelli preziosi, e la sento più vicina che mai

Lorenzo

Commento di Francesco




























Maria Antonietta una superstar a Versailles
17/3/2006
di Domenico Quirico



Un'immagine di Maria Antonietta
PARIGI. In apparenza sappiamo tutto di lei, quello di questa regina ci pare il più prensile dei caratteri. L'hanno raccontata, giudicata, svelata, trascinata fuori dal suo regno dei balocchi, svestita, ghigliottinata nella pubblicità ahimè già modernissima del patibolo esibito, finalmente, alle masse rivoluzionarie. Non ci dovrebbe stupire più il cocktail che ci regala, di sicumera aristocratica, malizia, ingenuità, sensualità da cortigiana e innocenza matronale. E infine dolore. Gli stessi vizi di Maria Antonietta, se qualcuno volesse recitarli oggi come fece con furori che si dissero uterini il pubblico ministero Toinon (si indispettì persino la mandibola di Robespierre), dalla venalità all'incesto, imbastirebbe un banalissimo cataloghetto. Eppure questa maschera gessosa di bambola imparruccata sprigiona ancora fascini e tentazioni.

Signori, benvenuti nell'anno primo del regno di Maria Antonietta. E se l’unica colpa di questa ex Messalina lubrica e molto scellerata fosse di aver sbagliato epoca, anticipando il tempo dell'appariscente, del look, della téléréalité? È finita, povera fanciulla malmaritata in un regno difficile, nel secolo ben altrimenti pretenzioso e severo dei Lumi, delle ragioni insinuanti che si preparavano a alzare i primi razionalissimi patiboli. Il suo trono era da Vuitton, sugli Champs Elysées. Non esposto al razionalismo indagatore di Diderot.

Film, libri, moda e profumi: «l'austriaca», «la puttana» delle tricoteuses che sferruzzavano tra gli schizzi ghigliottineschi, regna di nuovo sulla Francia. Che ha ammazzato e cacciato più re di qualsiasi altro Paese ma è rimasta nell’anima un po’ vandeana. Si affida, infatti, a un primo ministro assai aristocratico che sembra sempre sbucare da un olio di Watteau e rischia un altro ottantanove piazzaiolo. Leggendaria, struggente, eterna anticipatrice delle Sissi o delle Lady D, santificate da un tragico destino, pretende e riesce a risvegliare vecchie ceneri d'amore, vince la sfida con gli anni con futili armi: vestiti, balli, musica, lussi, lo stile di un 1700 di fragili grazie, brutale e timido, pomposo e giù turbato dalla morte. È la Maria Antonietta vista e rivista e agghindata da Sofia Coppola: la sua immagine sboccerà a ottobre ma è come se fosse già qui nel gran preludio di voci e umori. Qualche purista mormorerà per questa Antoinette-Kirsten Dunst, vitaminizzata e golosa che ride corre mangia da donna ribelle e appassionata come non fu mai, che sembra sempre in attesa fremente di gettar via le moine da damina dietro ogni stucco di Versailles per abbracciare uno Spider Man liberatore Montata non a caso non sulla classica, severa biografia di Zweig ma su quella più «people» di Antonia Fraser. In nome della restaurazione cinematografica dell'eroina l'hanno lasciata girare a Versailles, col modesto pedaggio di 15 mila euro al giorno. E si è scomodato persino il ministro della cultura per controllare che carrozze e parrucche fossero d'epoca.

Peccato che la giovane regista americana non abbia scelto di camminare sulle piste di Madame de Staël: l'intrepida aveva anticipato i tempi facendo della regina una allegoria della sfortuna ordinaria delle donne «tutte immolate in una madre così dolce». Come si vede un insospettabile capovolgimento della Messalina crudele nel processo di beatificazione di un arcangelo del matrimonio cristiano.

A meno improvvisate riletture provvede il diluvio di libri. Meglio fermarsi, nel fervore biografico che è una specialità francese, alle lettere della regina sfortunata che Evelyne Lever ha raccolto, navigando con abilità tra quelle certe, quelle spurie e quelle riscritte dai fervidi facitori di leggende auree. Le emozioni più forti le offrono quelle della giovane maritata a quattordici anni, mal preparata al suo ruolo, spiata dalla corte e dal sordido tutore conte di Mercy. Soprattutto manipolata da una madre, la mascolina Maria Teresa, che la usava come merce diplomatica per continentali equilibri di potere. Che ne spiava, a ciglia perennemente levate, i gusti ancora infantili, le pettinature stravaganti, le perdite al gioco, le fornicazioni, le fragilità di bimba che non sa quello che vuole ma lo vuole fortemente. Che la seguiva anche in camera da letto dove era assai più esigente, per la dinastia da perpetuare, di un marito che «non provava gusto a dormire in due». Mettiamogli accanto la Maria Antonietta madre tenera e attenta che scrive: «Ho abituato i miei figli ad avere fiducia in me e a parlarmi anche quando commettono qualche errore». E poi, dopo la fuga scombinata di Varenne che decapita la regalità, la prigioniera a cui la ostinazione fa le veci del coraggio, che imbastisce innumerevoli tentativi di evasione, che congiura pericolosamente con gli infidi moderati. Lui, il re, reagisce alla disperazione con l'apatia, lei con la attività febbrile della vittima eroica: «Sto per essere condannata, non a una morte vergognosa, lo è solo per i criminali, ma a raggiungere mio marito, come lui innocente, spero di mostrare la stessa fermezza nei momenti supremi; ho solo un grande rimpianto, lasciare i miei poveri bambini».

In questa partita senza fine col personaggio è certo più choccante pedina la Maria Antonietta che John Galiano ha abbigliato per Dior tatuata 1789 e che a testa alta, lo sguardo dritto, è pronta a montare sul patibolo in tenuta color emoglobina. A lei sarebbe piaciuta più di «Royalissime», il profumo che il figlio del conte di Parigi erede molto presuntivo al trono di Francia ha lanciato sul mercato in suo onore. Ma, si sa. Quegli Orleans già nel 1789 hanno trafficato e fatto bisboccia con la Rivoluzione.




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Gentile Signora.
Bando ai pettegolezzi e fuori i documenti.
Le biografie non sono documenti, qualsiasi somaro può scrivere una biografia e pubblicarla. La storia non si fa con le opinioni ma con il metodo scientifico.
Contano i documenti, che devono essere autentici, attendibili, accertati e certificati.
La storia si fa anche con le analisi del DNA, cosa che io sto facendo in questi giorni su alcuni resti dei figli di Maria Antonietta.

Fare lo storico è un mestiere difficile e i giornalisti dovrebbero accontentarsi di fare bene il loro mestiere, anziché calunniare una persona morta da duecento anni che non può difendersi. Stephen Zweig era un ottimo romanziere e non uno storico, la sua biografia del 1933, piena d’inesattezze è considerata negli ambienti universitari un “romanzo storico”, infatti, ha ispirato tutti i film finora girati sulla Regina.

Parliamo di documenti, io conosco il carteggio della Regina e del Conte Fersen.
Vuole che parliamo delle lettere di Fersen?
Il Barone Klinckowstrom, pronipote di Fersen, aveva ricopiato e taroccato le lettere del suo antenato, ne aveva distrutto gli originali ed aveva pubblicato le lettere nel 1877 per specularci : carta straccia per la storia. L’articolo del suo collega , dove la Regina viene definita «…ex Messalina lubrica e molto scellerata..» è degno del Père Duchesne d'Hébert, e non di un quotidiano che si reputa serio. Le dirò, al contrario, che al Regina soffriva di vaginite e lei stessa si autodefiniva frigida. Se, per pura fantascienza, Domenico Quirico si beccasse una denuncia per diffamazione, cosa porterebbe davanti al giudice come prova? Forse la biografia di Zweig?

Fuori i documenti (anche uno solamente) che provano le fornicazioni della Regina, sarà l’evento storico del secolo.
Le assicuro che lei diventerà famosa e riceverà un premio dall’università della Sorbonna.

Lorenzo Crivellin



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Commento di Francesco all'articolo di Domenico Quirico:

Con questo articolo obbrobrioso non si è fatto altro se non riesumare l'ignominia e I numerevoli turpioloqui che accompagnarono M.Antonietta lungo tutta la sua breve esistenza! E' un ulteriore conferma del potere dei midia e della loro finalità:attirare su di se I proiettori e fare scalpore! Prima di intraprendere un tema così delicato bisognerebbe avere almeno una certa cognizione perchè è paradossale ergersi a giudice della vita di un personaggio così controverso come M.Antonietta,la quale,a distanza di oltre 200 anni,solleva ancora accesi dibattitti!

Quel Moto popolare che era cominciato con dei principi assolutamente comprensibli,finì col macchiare di sangue non solo le vie di Parigi,ma tutta quanta la Storia di Francia! Quale confronto rispetto alle frivolezze della regina! L' articolo in questione ha rispolverato le azioni efferate di quel periodo,dove una giovane regina appena assisa al trono di Francia,fu bersagliata da una miriade di opuscoli osceni e dicerie diffamatorie! Io credo fermamente che la coscienza dei francesi odierni sia colma di sensi di colpa per tali efferate gesta,dove l' essere umano raggiunse l' eccesso e si scoprì capace di bestialita' tali da gettare su quella tappa importante della storia di Francia,un velo pietoso!Come si fa a trattare una argomento di tale portata alimentando leggende sudice che servirono a tutti I detrattori di quella donna per macchiarne la figura! Non è già fin troppo bestiale portare ad un processo,con una sentenza già decisa a priori,un' accusa di incesto?! Con quale criterio scrivere un tale articolo quando molto probabilmente si è a conoscenza soltanto dei pregiudizi e delle congetture di cui fu vittima questo personaggio? Coloro I quali la mandarono al patibolo,l' avrebbero seguita di lì a poco,questa forse non è le nemesi della Storia?!

A dimostrazione che il Signore esiste e che ha voluto far espiare loro tutte le atrocità e le ingiustizie. La Rivoluzione ha inghiottito I suoi promontori perchè furono piu tirannici di quel sovrano e della sua consorte! M.Antonietta era una donna,un essere umano con le sue luci e le sue ombre;una donna che occupava una posizione di rilievo e alla quale non venne mai perdonato la minima inezia perchè ingigantita da coloro che la volevano distruggere,soprattutto per questioni personali,prima che politici!Colpevoli I parassiti della Corte,colpevoli coloro che ne hanno manovrato le sorti,come sua madre e suo fratello! Colpevole ella stessa per aver voluto vivere liberamente e forse un po' egoisticamente,dimentica della sua alta posizione! Colpevole l' epoca in cui> visse,dove la sincerità era vista come un delitto! Ma certamente non colpevole di quelle assurde dicerie che le piombarono addosso! Un argomento del genere non puo' essere affrontato come gossip da 20° secolo,ma visto sotto tutti quegli aspetti che molti storici affermati ed appassionati hanno eseguito con le loro ricerche. Con imparzialità e buon senso! Concludo qui citando una frase assai conosciuta:<< Chi è senza peccato scagli la prima pietra!>>.



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